Tares 2013, la nuova Tariffa comunale sui rifiuti e servizi. Ecco le novità

Dal 1° Gennaio ma prorogata ad aprile arriverà la tassa sui rifiuti che sostituirà la Tarsu e la Tia. Si tratta della Tares 2013, la nuova imposta sui rifiuti introdotta dal Governo Monti con il Decreto Salva Italia che verrà calcolata sulla base della grandezza dei locali e sul numero dei componenti del nucleo familiare.

Un nuovo tributo che risulterà più caro rispetto alla vecchia Tarsu e Tia, non solo per la volontà del Governo di racchiudere in una sola imposta tutte le voci riguardanti la raccolta e lo smaltimento rifiuti e le maggiorazioni relative all’illuminazione e alla manutenzione delle strade da parte dei Comuni, ma anche quella di voler garantire la copertura integrale dei costi del servizio, in particolare per quei Comuni che ancora non hanno raggiunto questo obiettivo, e che per farlo dovranno ritoccare l’imposta.

Tares 2013. Novità
La grande novità della nuova imposta è che a pagare non saranno solo i proprietari di immobili o di negozi commerciali ecc ma tutti coloro che occupano o detengono locali o aree scoperte, e sarà divisa in 4 rate: Gennaio – Aprile – Luglio – Ottobre.

Il pagamento della nuova imposta sui rifiuti 2013 potrà essere effettuato con modello F24 oppure bollettino postale ma non si esclude la possibilità di utilizzare modelli di pagamento precompilati anche per il pagamento della componente rifiuti e per la maggiorazione di 30 centesimi a metro quadrato.

Tares 2013. Chi deve pagare
A partire dal 1° gennaio 2013 (data prorogata ad aprile 2013) è istituito in tutti i comuni del territorio nazionale il tributo comunale sui rifiuti e sui servizi, a copertura dei costi relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati avviati allo smaltimento,

La Tares verrà applicata e pagata ai Comuni in base alla superficie degli immobili assoggettabili al tributo.
La Tares sarà dovuta da tutti i cittadini, persona fisica o giuridica, che possiedono, occupano o detengano a qualsiasi titolo locali o aree scoperte ad uso privato o pubblico, a qualsiasi uso adibiti, in grado di produrre rifiuti urbani.

Dalla Tares sono escluse le aree scoperte pertinenziali o accessorie a civili abitazioni e le aree comuni condominiali di cui all’articolo 1117 del codice civile che non siano detenute o occupate in via esclusiva.

Il tributo è dovuto da coloro che occupano o detengono i locali o le aree scoperte di cui ai commi 2 e 3 con vincolo di solidarietà tra i componenti del nucleo familiare o tra coloro che usano in comune i locali o le aree stesse.

In caso di utilizzo di un’abitazione, locale ecc per un periodo non superiore a 6 mesi nel corso dello stesso anno solare, la Tares è dovuta solo dal possessore dei locali e delle aree a titolo di proprietà, usufrutto, uso, abitazione, superficie.

Tares 2013. Chi si occuperà della riscossione?
La nuova tassa sui rifiutiTares, la cui introduzione è slittata ad aprile 2013 verrà riscossa fino al 31 dicembre 2013 dai soggetti che si occupano attualmente della gestione e dello smaltimento rifiuti Tarsu, Tia1 e Tia2.

Tares 2013. Agevolazioni
Il Comune può decidere di deliberare con proprio regolamento riduzioni tariffarie, nella misura massima del 30%, nel caso di:
abitazioni con unico occupante
abitazioni tenute a disposizione per uso stagionale o altro uso limitato e discontinuo
locali, diversi dalle abitazioni, ed aree scoperte adibiti a uso stagionale o a uso non continuativo, ma ricorrente
abitazioni occupate da soggetti che risiedono o abbiano la dimora, per più di 6 mesi all’anno, all’estero
fabbricati rurali ad uso abitativo

1 Commento to “Tares 2013, la nuova Tariffa comunale sui rifiuti e servizi. Ecco le novità”

  1. Oscar

    dic 21. 2012

    Secondo me il tributo andrebbe commisurato solo alla immondizia che si produce, e non pure per i proprietari di spazi che non inquinano. Poichè questo calcolo è difficile, ci sbaglia spesso, costa tempo, spesso va verificato in via presunta, e i costi di controllo veridicità delle dichiarazioni sarebbero superiori agli incassi, è meglio una bella quota calcolata in fiscalità generale. Chi s’è visto s’è visto. Non si può sempre rompere ai cittadini obbligandoli a calcolare anche quanti capelli hanno, per conoscere le tasse sugli shampoo

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