Prendere in braccio i bambini: giusto o sbagliato?

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Prendere in braccio i bambini piccoli, giusto o sbagliato? Molti credono che prendere in braccio i neonati li faccia diventare viziati e capricciosi. In realtà non è sempre così, scopriamo tutti i pro e i contro di questa manifestazione d’amore.


Prendere in braccio i bambini piccoli è giusto o sbagliato? Se sei da poco diventata mamma o stai per diventarlo, sicuramente ti sarai posta questa domanda. In questo articolo cercheremo schiarirvi le idee e capire una volta per tutte come comportarsi per il bene del bambino e dei suoi genitori (si perché negli ultimi anni anche i papà hanno assunto un ruolo centrale nella cura dei piccoli.)

Prendere in braccio i bambini: tra dipendenza materna e bisogno fisiologico

Ancora tutt’oggi esistono varie opinioni a riguardo. C’è chi assolutamente sconsiglia di prendere in braccio i bambini piccoli. Secondo molti infatti prendere in braccio i bambini in maniera eccessiva li renderebbe eccessivamente dipendenti dai genitori, troppo viziati.

Questo luogo comune (presente ancora tutt’oggi) era diffusissimo fino alla fine degli anni 80 e all’inizio degli anni 90 . In questo periodo i bambini venivano immediatamente indotti a fare a meno del contatto materno.Durante quegli anni infatti quando le madri partorivano, i neonati venivano portati direttamente al nido dell’ospedale. L’incontro con la madre era fissato solo poche volte al giorno per abituare il piccolo al seno. Tuttavia il fatto che si imponesse al bambino un distacco immediato non significava che il neonato non ne avvertiva il bisogno di contatto fisico con la madre, anzi!

Prendere in braccio i bambini piccoli: fattori culturali

Prendere in braccio i bambini piccoli è un vizio?

Non esiste alcuna ricerca scientifica che dimostri che prendere in braccio i figli sia un vizio.
L’autrice del libro “E se poi prende il vizio” di Alessandra Bortolotti spiega che l’accezione negativa legata al gesto di prendere in braccio i figli nasce da fattori puramente culturali.

“Spesso, da noi, si condivide l’opinione secondo cui un bambino che piange o reclama attenzione è soltanto un bambino viziato, capriccioso o furbo o noioso che vuole distrarre l’adulto senza un motivo valido; come se i bisogni dei bambini fossero trascurabili o, addirittura, come se ignorarli servisse al bebè da palestra di vita per diventare grande, forte e indipendente”. (cit. “E se poi prende il vizio?” A. Bortolotti).
Prendere in braccio i neonati è una manifestazione d’amore che reca benefici enormi per lo sviluppo della sua psiche.

Prendere in braccio i bambini piccoli: un’esigenza innata

Avete presente le uova di tartaruga? Quando si schiudono, automaticamente, seguendo l’istinto, le piccole tartarughe si avvicinano al mare. Qualcosa di molto simile avviene nei “cuccioli” di essere umano. Il bisogno vicinanza fisica, di contatto con la madre infatti è un qualcosa di istintivo, un’esigenza fisica, innata del bambino.

Prendere in braccio i bambini quando piangono: quando è giusto

Se il bambino piange posso prenderlo in braccio o rischio di abituarlo male e  farlo diventare viziato?

Per rispondere a questa domanda occorre effettuare una distinzione in base all’età del piccolo. Una cosa è prendere in braccio un bambino di 6 mesi che piange, altro discorso è assecondare i capricci dei bambini di 6 anni!

Il pianto rappresenta lo strumento comunicativo più influente dei bambini in fasce. Spesso però sorge questo dubbio: il piccolo piange solo perché vuole essere preso in braccio? Il cervello dei bambini, (dalla nascita fino circa 3 anni), utilizza per lo più l’emisfero destro, cioè quello delle emozioni, proprio per questa ragione il cosiddetto ricordo razionale è poco sviluppato. Prendere in braccio il piccolo quindi non è assolutamente controproducente ma rappresenta un modo di dimostrare l’affetto e consolarlo nei momenti di sconforto.

Viceversa, limitare i momenti di contatto vuol dire non trasmettere al bambino amore e fiducia, fondamentali per fargli sviluppare (in età più adulta), il senso di autostima. (leggi anche Autostima infantile. Come insegnare ai bambini a credere in se stessi)

Prendere in braccio i bambini piccoli: svantaggi

Fondamentalmente fino ai 3 anni d’età il figlio tende comunque a manifestare il proprio (costante) bisogno di contatto fisico con la madre, anche e soprattutto con il pianto.
Quindi non dovete assolutamente preoccuparvi. Gli unici svantaggi (fino a 3 anni del bimbo) sono legati ai problemi di postura (della madre) che possono recare Disturbi muscolari e mal di schiena. Un consiglio sarebbe quello di prendere il bambino in braccio da seduti o comunque cercare di mantenere la schiena diritta il più possibile.

Un ulteriore problema può nascere nel momento in cui i bambini dovrebbero iniziare a camminare e non lo fanno spinti dalla sicurezza delle continue attenzioni dei genitori che tendono a prenderli sempre in braccio. In questi casi occorre evitare di assecondarli di continuo spiegando al piccolo, con parole semplici, l’importanza del potersi muovere in maniera indipendente.

Neonati e contatto fisico: un bisogno naturale

Il primo senso a svilupparsi: il tatto

Il corpo umano è rivestito totalmente dalla pelle che rappresenta l’organo più esteso. Se stimolata la pelle comunica direttamente con il cervello.
Già a partire dall’ottava settimana di gestazione l’embrione ha sviluppato uno strato di pelle che è capace di rispondere agli stimoli. Ogni centimetro di epidermide, già quando stiamo nel pancione, è direttamente correlato al sistema nervoso centrale. Il tatto dunque può essere considerato come il primo senso che si sviluppa, già prima di nascere. Alcune ricerche condotte sulle scimmie (scimmie Rhesus) dallo studioso H. Harlow per esempio hanno dimostrato che anche i cuccioli di questo mammifero, appena nati, prediligono il contatto fisico con una finta mamma (che emana calore e ricoperta di pelo sintetico) piuttosto che un freddo biberon di plastica. Il contatto fisico con la madre insomma rappresenterebbe un bisogno primario anche per gli esseri umani (forse anche più importante del nutrimento stesso).

Prendere in braccio i bambini piccoli: i vantaggi

Come già anticipato, il bisogno di contatto con la madre è una necessità correlata all’istinto. Tale necessità è a sua volta fortemente legata alla sopravvivenza della specie. Non crediate dunque che vi siano soltanto ragioni affettive, il contatto con la madre è proprio un bisogno fisico che porta vantaggi non indifferenti. Grazie al contatto con la madre infatti il bambino:

– Si sente innanzitutto amato e sicuro.
Impara a gestire la respirazione, il movimento toracico provocato dal processo di inspirazione ed espirazione della madre viene avvertito dal neonato che tende, istintivamente ad imitarlo, a regolarlo.
Regola il proprio battito cardiaco, il suo cuore infatti si sincronizza con quello della madre, riuscendo a mantenere un ritmo costante.
Normalizza la sua temperatura corporea, se il piccolo ha freddo infatti assorbirà il calore del corpo della madre in modo da regolarizzare la temperatura.

– Pone le basi per lo sviluppo del senso di autostima.

Insomma allevare i figli con amore e contatto fisico genera benefici non solo a livello emotivo ma anche fisico!

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