Le banche e i mutui

le banke e i mutui
Solo italiani e con il posto fisso. Anche se cruda, è questa la descrizione di chi riesce ad accedere al mercato dei mutui nel nostro Paese. Lo dice un’analisi di Tecnocasa (basata su un campione di 4.200 contratti stipulati nel 2013 dalle agenzie Kiron ed Epicas), secondo cui il 91,5% dei mutui erogati è destinato a italiani, il 6,74% a cittadini europei e solo il 2% a provenienti da altri continenti. Fa eccezione il Nord-Est, dove invece gli stranieri rappresentano ben il 15%, soprattutto per la forte presenza di chiè già integrato da anni e titolare di buste paga nell’industria o nell’agricoltura (specialmente rumeni, sloveni e croati).

«Spesso questi cittadini hanno un profilo creditizio migliore, per le banche, di tanti giovani italiani alla ricerca di un lavoro stabile», commenta Luca Zanini, consulente creditizio di Kiron, responsabile per il Triveneto.

E non a caso, è sempre piuttosto alta l’età media di chi accede al finanziamento: 38,7 anni, perché si entra tardi nel mondo del lavoro. Eppure, sul fronte delle età si intravedono anche note positive. Confrontando i dati Kiron con quelli della Banca d’Italia emerge che dieci anni fa l’età media era piuttosto simile, appena sotto i 38 anni, ma nel periodo 2008-2011 si era verificata la stretta maggiore nei confronti della fascia under 35, che adesso invece sembra ritrovare fiato. Tra 2004 e 2007 i mutui per chi aveva 18-34 anni erano il 41,7%, poi si sono ridotti di ben cinque punti nel quadriennio successivo (al 36,4%) mentre oggi, secondo Kiron, sono tornati al 40%. Seguono, poi, quelli della fascia 35-44 anni, il 35% del totale (erano il 38,4% fra 2008 e 2011) e quelli 45-54 anni, oggi al 16%.
Spicca, in negativo, la situazione di alcune zone del Paese, come le isole, dove addirittura il 15% del denaro va a chi ha più di 55 anni, il doppio della media nazionale, perché spesso i mutui per le giovani coppie vengono intestati ai genitori che godono di un reddito fisso, da lavoro o da pensione.

Per quanto riguarda, invece, la professione dei mutuataridominano con l’82,2% di media i dipendenti con contratto a tempo indeterminato, seguiti dai liberi professionisti con il 4,6%, i titolari d’azienda al 4,3% e i pensionati, che superano con il 3,9% i lavoratori a termine (3,2%).

Sul fronte tassi, l’osservatorio del broker Mutuionline testimonia che attualmente il 64% delle erogazioni è a tasso variabile puro, oppure con cap (10,2%), mentre il 20,6% a tasso fisso. E insieme al numero di richieste, sta salendo anche l’importo medio delle erogazioni, che si è attestato a 128.875 euro nelle prime settimane dell’anno, contro 123.661 euro del secondo semestre scorso (+ 4%).

Un segnale positivo, che accompagnato ad alcune nuove iniziative commerciali degli istituti di credito, testimonierebbe davvero l’avvio della ripresa. Ma le banche, naturalmente, procedono con cautela. Dunque la tendenza sembra quella di concedere spread appetibili (oggi la media di mercato è sopra il 3%) ma solo per i loan-to-value limitati. Unicredit (che ha annunciato di voler portare le erogazioni totali a 4,5 mld nel 2014 dagli 1,8 del 2013) ha lanciato un prodotto con spread al 2,5% per Ltv non superiori al 60%. Promette ancora di più Credem, che fino al 30 aprile fissa uno spread promozionale al 2,10%, ma solo se il prestito non supera il 50% del valore della casa.

Intanto cresce l’elenco delle banche che hanno perfezionato l’iter di adesione al Plafond casa di Cassa depositi e prestiti, che metterà sul mercato 2 miliardi di mutui agevolati. Al 24 febbraio si contavano 8 istituti: 4 banche del credito cooperativo, la Cr Ravenna, Banca Sella, Credito Valtellinese e Unicredit. Istituti che, in questo modo, si impegnano a offrire mutui con spread ridotto rispetto alla loro offerta commerciale, a coloro i quali rientrano nei parametri. Ma sono già 20 quelle che hanno dichiarato ufficialmente di aderire.

I commenti sono chiusi.