INPS, tagli a rischio per i cittadini

imps e tagli
L’Inps è ad una «situazione limite» nella quale non ci sono «ulteriori margini» per tagli alla spesa e al personale «senza incidere sui livelli di servizio per la cittadinanza».

Con spending review già risparmiati oltre 515 mln euro

Nonostante l’attuazione delle azioni di sviluppo, l’Istituto, che da gennaio 2012 ha incorporato Inpdap ed Enpals, è in «una situazione limite nella quale non sarebbe più possibile sfruttare ulteriori margini di efficientamento senza incidere sui livelli di servizio per la cittadinanza», si legge nel testo. Inoltre l’attuazione delle norme sulla spending review, a partire dal 2012, l’Inps ha portato a una «riduzione delle spese di funzionamento per 515,7 milioni di euro strutturali da riversare annualmente in entrata al bilancio dello Stato», si legge nel documento.

Con altri tagli a rischio servizi ai cittadini

Tutto ciò, prosegue ancora la nota, unito «alle norme sulla contrazione del personale dell’Inps, che prevedono la riduzione del 20% degli uffici dirigenziali, di livello generale e non, e del 10% della spesa complessiva relativa al numero dei posti in organico del personale non dirigenziale, configurano uno scenario gestionale nel prossimo triennio, dove», elenca ancora Conti nel documento, «è sostanzialmente raggiunto il limite massimo di produttività pro-capite media mensile del personale». Ecco perché «esiste una oggettiva difficoltà a tendere nel mantenimento della qualità dei servizi erogati ai cittadini connessa soprattutto all’aumento delle giacenze e al prolungamento dei tempi di risposta»

Nuove risorse umane necessarie

Per il commissario straordinario, bisogna assicurare all’Inps «un flusso di ingresso di nuove risorse umane», e attualmente si stima un fabbisogno di circa 2.500 unità. Fabbisogno che «rispetto all’attuale quadro normativo e alle previsioni di fuoriuscita del personale, troverà parziale copertura attraverso l’inserimento di circa 500 unità. Sulle restanti 2.000 unità di personale, dovrà essere avviato un turnover finalizzato all’inserimento di giovani laureati e al progressivo abbandono di qualifiche non più spendibili nel rinnovato contesto gestionale e operativo, rimuovendo gli attuali vincoli e potendo attivare proprie risorse finanziarie».

Sistema non sostenibile se calano Pil e occupati

Conti ha dichiarato durante un’audizione davanti alla commissione che «il sistema pensionistico è sostenibile solamente se il Pil cresce e gli occupati non calano. Al contrario non é sostenibile». Nel «sistema pensionistico italiano – ha ricordato Conti – vediamo che c’è un peggioramento mentre nel lungo periodo c’è la tendenza a tornare in equilibrio».

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