Il ruolo dei Pedagogisti e degli Educatori nella società odierna

Il Pedagogista è il professionista in possesso di una laurea quadriennale in Pedagogia e in Scienze dell’Educazione v.o., o in possesso della  laurea (LM o LS) in Scienze Pedagogiche ed equipollenti.

Il Pedagogista è una figura d’oggi di una cultura antica.

Il termine astratto, Pedagogia, comparve dapprima in latino (Paedagogia), alla fine del secolo XV, e subito dopo nel tedesco Pädagogik. La Pedagogia rappresentava, fin dalle sue radici non solo il considerare e lo studiare l’educazione e il condurre riflessioni su di essa, ma anche ed innanzitutto un farsi carico dell’educando, un prendersene cura e un prenderselo a cuore, un condurlo in quelle situazioni sociali che si ritengono le più adatte e fattive e le maggiormente propizie possibili in quel preciso momento perché la sua educazione abbia luogo positivamente, ed altresì un vigilare e controllare su queste situazioni, un riscontrarne l’esito che ne consegue. In questo non deve indurci in un errore facile quanto fuorviante, il fatto che nel termine compaia il verbo ago (che, comunque, non è duco, per chi ami il latino). Al contrario, questo agere riguarda un rispetto della persona nell’educando, e un soddisfacimento delle sue esigenze primarie ed umanamente imprescindibili come lo sono quelle educative.  L’agire pedagogico è essenzialmente promozionale: si tratta di consentire al soggetto di porre in atto nel modo più pieno ed integrale possibile le sue personali potenzialità” (F. Blezza).

Il Pedagogista, possiamo definirlo come l’esperto della formazione e dell’educazione dell’uomo. Un’educazione permanente, intesa come processo trasversale all’intera esistenza umana, un percorso che ci permette di “crescere” durante l’intero arco della nostra vita.

Oggi il Pedagogista è un professionista che ha una  formazione multidisciplinare, che solitamente comprende la pedagogia, la psicologia, l’antropologia, la sociologia, la filosofia, la medicina, ecc.

Il suo ruolo si adegua alle esigenze della società che cambia, promuovendo percorsi di empowerment, ovvero, di potenziamento, di crescita costante, progressiva e consapevole delle capacità e delle potenzialità degli esseri umani.

Il Pedagogista ha il compito di agire anche a livello preventivo creando nuove mentalità e nuovi metodi, anche strategici, affinché l’uomo non perda quel “dono” supremo che si chiama “salute”; si occupa di “educere”, ossia di “trarre  fuori”  le potenzialità di ogni essere umano, di qualsiasi età, sesso e stato di salute.

Egli può esercitare la sua azione in agenzie educative, in strutture pubbliche e private che si occupano, dall’infanzia all’età adulta, di persone con profondi bisogni specifici. In particolare è in grado di assumere ruoli molto qualificati nell’ambito della consulenza, supervisione, formazione, coordinamento, progettazione,  nelle seguenti aree:

area socio-sanitaria: ospedali e centri riabilitativi, reparti pediatrici, servizi di neuropsichiatria infantile. Progetti di educazione alla salute; educazione socio-sanitaria ed alimen­tare, educazione e preparazione al parto, educazione sessuale. Col­laborazione con medici, psichiatri, neuropsichiatri infantili, psicologi, ecc.;

area scolastica: intervento riabilitativo ed educativo sul minore in diffi­coltà, con problemi di apprendimento e  con manifestazioni di disagio. Progetti di prevenzione del disagio sociale, della dispersione scolastica, del bullismo, servizi per l’orientamento, servizi di dopo-scuola e attività educative extrascolastiche, centri di formazione professionale; insegnamento nei licei  di filosofia, psicologia e scienze dell’educazione (36/A);

area formativa: aggiornamento e formazione per insegnanti, operatori socio-sanitari, educatori, orientamento e selezione del personale, degli operatori di enti, aziende, imprese, ecc.

area sociale: consulenza rivolta al singolo (bambino – adolescente – adulto – anzia­no), al gruppo, alla famiglia, alla coppia;

area socio-educativa e socio-assistenziale: centri socio-educativi, centri occupazionali diurni, centri di accoglienza per disabili, asili nido, cooperative di lavoro deputate all’accoglienza delle persone con disabilità, ludoteche, centri di aggregazione giovanile, consultori, centri per le famiglie,  servizi di mediazione familiare, comunità residenziali per disabili, comunità residenziali per minori, servizi per minori stranieri, servizi di operatori di strada, servizi socio-culturali, informa-giovani, servizi socio-educativi degli enti locali, servizi per la tutela dei diritti dell’infanzia, servizi di volontariato e cooperative sociali; centri di recupero per tossicodipendenti; servizi educativi in carcere;

area giuridica: consulenza anche nei casi di separazione, affido, adozione, situazioni di abuso e maltrattamento di minori, criminalità minorile, nuove dipendenze.

Contrariamente a quanto si possa immaginare, il Pedagogista NON si occupa solo di bambini. Nello studio Pedagogico infatti si rivolgono:

  • genitori per il sostegno nel loro difficile percorso educativo;
  • insegnanti per l’aggiornamento e la formazione, per consulenze e supervisioni su percorsi metodologici;
  • bambini e adolescenti per aiuto e sostegno nelle difficoltà del percorso di crescita evolutiva, apprendimento scolastico, disturbi dell’apprendimento;
  • persone che si trovano  in un momento di difficoltà (separazione, divorzio, ecc.) o che hanno bisogno di chiedere qualche consiglio o un parere ad una persona esperta.

E’ bene sottolineare che un percorso pedagogico, a differenza di uno terapeutico, non tende a debellare una patologia grave o una malattia insolita basandosi esclusivamente sull’aiuto di un terapeuta, bensì, mira al superamento di una o più difficoltà individuali attraverso l’accesso alle proprie risorse.

 Per capire meglio  chi è il Pedagogista possiamo citare la favola del grande Esopo, “Il leone va alla guerra”.

Il leone, re della foresta, decise un bel giorno di fare una guerra e, come fanno tutti i re, diramò un bando fra tutti gli animali suoi sudditi -Gli animali- diceva il bando -vengano da ogni parte della foresta per aiutare il loro re a fare la guerra. Vengano tutti, senza nessuna esclusione,
per prendervi parte. Vennero tutti, dai più grandi ai più piccoli. Tutti erano stati invitati perchè il leone aveva detto che tutti avrebbero avuto un compito in guerra.
Quando tutti gli animali furono riuniti davanti al re e ai suoi ministri, il leone cominciò ad assegnare ad ognuno il proprio compito. Disse all’ elefante:
-Tu hai molta forza. Combatterai, ma porterai anche l’artiglieria e tutto quello che occorre ai tuoi compagni. Poi disse alla volpe: -Tu che sei il più furbo degli animali, mi aiuterai ad ingannare il nemico.  -E tu- disse all’orso – che sei forte e agile, sarai utile quando dovremo assalire le fortezze. Scavalcherai le mura e conquisterai in breve tempo le città. Ad uno a uno il leone chiamò tutti gli animali e trovò per ognuno un compito preciso per la guerra che stava per cominciare. Quando comparvero davanti al re gli asini e le lepri, i ministri e i consiglieri gli dissero:
-Questi sono animali inutili alla nostra guerra. Gli asini sono sciocchi e le lepri paurose e timide, che cosa ne facciamo? Mandiamoli via. Ma il leone rispose ai suoi consiglieri e ministri:
- L’asino ha una voce più forte della mia. Sarà un’ottima tromba per chiamare a raccolta i soldati. La lepre è velocissima e porterà i messaggi da un luogo all’altro.
Il leone che era saggio sapeva che nessuno era inutile e disse:
-Dovete imparare che tutti sono utili se usati al momento opportuno e sfruttando le loro capacità!

Ecco, il Pedagogista è come quel leone,  un cercatore di risorse, di possibilità, di salute.   

L’Educatore professionale è quel professionista che possiede almeno una laura triennale in Scienze dell’educazione (classe 18 e 19) ed equipollenti o un corso universitario di Educatore professionale in medicina. Esiste quindi  una doppia figura di educatore.  L’Educatore professionale sanitario considera l’”educere” dal punto di vista medico, l’Educatore professionale sociale considera l’ “educere” dal punto di vista maieutico-socratico.

L’educatore sanitario, lavora nelle asl, quello professionale-sociale, soprattutto nelle strutture educative e formative.

Gran parte degli educatori lavorano nelle case famiglia.
Si occupano di interventi educativi e formativi, finalizzati al recupero delle potenzialità dei soggetti. Purtroppo, in alcune case famiglia e non solo, invece di trovare personale altamente qualificato, vengono assunti pseudo-educatori,  senza alcun titolo, con un qualsiasi diploma di scuola secondaria, svolgendo di sovente compiti molto delicati. Spesso manca anche la figura del Pedagogista come coordinatore e dirigente. Ciò crea diversi danni, non solo perché molti Educatori/Pedagogisti laureati restano disoccupati, ma anche perché gli utenti, già in condizione di disagio, si trovano in balia di personale senza un’adeguata preparazione e formazione (cosa ancora più grave e deplorevole)! Purtroppo, la mancanza di personale qualificato in questo caso passa inosservata, ma se ci si ferma un attimo a pensare, vi fareste ad esempio, mai operare invece che da un vero chirurgo da uno pseudo-chirurgo senza laurea e competenza alcuna? Sicuramente no…eppure  nel caso educativo questo avviene, non tenendo in considerazione che i danni, pur non vedendosi a livello fisico, a lungo termine, potrebbero verificarsi a livello psichico.

L’educatore lavora anche nelle case di riposo, stimolando e valorizzando le risorse personali e il contesto nel quale l’anziano è inserito.

L’educatore nelle case di riposo, deve offrire risposte diversificate che non escludano l’attività animativa ma che l’arricchiscano di elementi che appartengono più propriamente alla propria professionalità.  L’educatore stimola il “mondo affettivo, intellettivo e razionale degli anziani”.

Attraverso l’educazione attiva, l’anziano prende coscienza delle sue capacità e potenzialità, della sua identità, e rivendicarla in un mondo dove viene marginalizzata e spogliata della sua natura e identità. Purtroppo, anche in queste strutture, spesso manca il personale qualificato. Non di rado, ci sono vecchietti  “piazzati” davanti alla tv, per compensare la mancanza di attività educative, trascorrendo in tal modo gli ultimi anni della loro vita.

Pedagogisti ed Educatori, sono entrambe delle grandi figure di cui il mondo non può e non deve farne a meno. Anche se in un periodo di crisi e di tagli, non è bene tagliare sull’educazione e sulla formazione. Non dobbiamo infatti dimenticare che è proprio l’educazione e la formazione a rendere l’uomo migliore!

 

                                                                       Dottoressa Adelaide Donzello, Pedagogista

16 Commenti to “Il ruolo dei Pedagogisti e degli Educatori nella società odierna”

  1. Giuseppe

    mar 01. 2012

    Io ho lavorato in una comunità per minori dai 12 ai 16 anni,mi hanno assunto come educatore,ci ho lavorato 2 mesi,poi mi hanno costretto ad andarmente perchè secondo loro ero troppo “conciliante” con i ragazzi,cioè loro invece prediligono un metodo educativo troppo rigido secondo me,e comunque tra quelle persone,compreso il responsabile,almeno 3 avevano solo il diploma,di cui uno di alberghiero e si permettevano di criticare noi psicologi perchè c’erano pure due ragazze psicologhe,e si deve subire tutto ciò per poter lavorare?

  2. Giuseppe

    mar 01. 2012

    Io ho lavorato in una comunità per minori dai 12 ai 16 anni,mi hanno assunto come educatore,ci ho lavorato 2 mesi,poi mi hanno costretto ad andarmente perchè secondo loro ero troppo “conciliante” con i ragazzi,cioè loro invece prediligono un metodo educativo troppo rigido secondo me,e comunque tra quelle persone,compreso il responsabile,almeno 3 avevano solo il diploma,di cui uno di alberghiero e si permettevano di criticare noi psicologi perchè c’erano pure due ragazze psicologhe,e si deve subire tutto ciò per poter lavorare?

  3. Alessandro

    mar 01. 2012

    Io sono pedagogista ed educatore. La mia esperienza non è delle migliori. Ho provato a lavorare nelle case famiglia, ci lavorano quasi tutti, tranne che educatori laureati. Le case famiglia sembrano spesso fatte per far lavorare amici e parenti. Peraltro spesso per via dei pochi fondi(questo ci dicevano), non ci pagavano quasi mai e ci costringevano a fare mansioni che non ci competevano. Spesso non volevano che facevamo delle attività con i ragazzi, per evitare di spendere soldi e materiali. Se ti ribelli, ti licenziano…tanto se ne trovano pseudo-educatori senza laurea e a volte senza nemmeno diploma, disposti a fare di tutto, l’autista, il cuoco, il cameriere, il signore delle pulizie. Ne stiamo facendo le spese tutti. Sia i ragazzi, sia noi laureati. Progettazione ed interventi educativi? forse solo un sogno…la realtà nelle case famiglia spesso è ben diversa. Naturalmente ci sono anche strutture che lavorano con i santi crismi ed onestà.

  4. marcella

    mar 01. 2012

    La realtà nelle strutture private è pietosa. Gli educatori vengono licenziati o non lavorano se non sottostanno a quello che dicono i responsabili. Turni massacranti, lavori che non hanno a che vedere con quello che si ha studiato. Paghe misere. Molti lavorano solo grazie ad amicizie e senza requisiti. Vergogna!

  5. M. Rita

    mar 02. 2012

    Durante il mio percorso di tirocinio presso due scuole per l’infanzia ho visto cose mostruose. A parte che le maestre urlano ai bambini e a mio avviso non bisogna urlare per farsi rispettare o ascoltare. I bambini nel gioco vengono lasciati a se stessi e viene considerato come un momento di sfogo quando un educatore/pedagogista sa bene l’importanza del gioco per un sano sviluppo psico/fisico. Una bambina tolta dai genitori e separata dai fratelli, in aula era molto violenta e aveva un atteggiamento morboso nei confronti dei bimbi più piccoli di lei e l’insegnante le ripeteva ogni giorno che era una stupida davanti agli altri bambini che a loro volta la insultavano e le dicevano che è una stupida e l’insegnante era convinta che quello che faceva era giusto.

  6. Elisa

    mar 03. 2012

    Sono una Pedagogista con laurea in Scienze dell’Educazione vecchio Ordinamento…..

    Riconosco, perchè constata in campo, la specificità del ruolo di tale figura professionale per svariate fasce d’età, di disagio, sociali ecc….

    Più fai questo lavoro con passione e professionalità e più ti rendi conto di quanto sia unico e indispensabile per le persone per cui presti la tua opera…..

    I problemi che ti si presentano son svariati e fin troppo comuni tra colleghi con questo tipo di formazione:

    1) Non ti vien riconosciuto il ruolo, nessuno o pochi conoscono la specificità di tale figura, ti scambiano per psicologa, assistente sociale e tanto altro, ma non ti danno

  7. Luisa

    mar 03. 2012

    Sono una Pedagogista con laurea in scienze dell’educazione vecchio ordinamento, sono Siciliana, ma amaramente trasferita in Emilia Romagna per lavoro e con una voglia sempre accesa di riportare la mia professionalità nella mia terra d’origine. Sicuramente per i miei colleghi non riporterò delle novità in queste righe, ma ripetersi a volte non guasta!

    Intendo parlare della mia esperienza di educatore in Sicilia, terra in cui questa parola sembra assente addirittura dal l dizionario ed in Emilia Romagna, zona in cui questo termine sembra quasi abusato!

    Mi spiego meglio; in Sicilia, dopo aver conseguito il titolo universitario ho lavorato tre anni presso una comunità alloggio per adulti psichiatrici inquadrata come operatore sociale IV livello; insomma il mio titolo nemmeno lo hanno degnato di uno sguardo con la coda dell’occhio.

    In Emilia Romagna, ho lavorato per un anno alle dipendenze del comune di Modena presso un centro diurno per disabili gravi, inquadramento: educatore professionale D1. Fin qui, tutto andava bene, eccetto l’amara realtà di dover stare lontana dalla mia terra, dagli amici, dalla famiglia ecc…..

    Per il lavoro ho fatto tanti sacrifici e son disposta a farne ancora….motivo per cui ad oggi sono ancora “fuori casa”.

    Presso la struttura comunale ero circondata da EDUCATORI……avevamo lo stesso modo di pensare, non occorreva dare spiegazioni sulle strategie messe in atto….ci si capiva…..ma aimhè….allo scadere del secondo contratto gli ultimi 2 educatori arrivati son dovuti andar via…Sapete perchè?
    Gli O.S.S. al comune costano circa 3000 euro l’anno in meno rispetto agli educatori……quindi ecco ripassare dalla riabilitazione all’assistenzialismo!!!!…..E l’impegno messo in ogni gesto del mio lavoro per ridare dignità ed autonomia ad i miei utenti???….Lasciamo stare, loro son dei numeri….!

    Non vorrei annoiarvi ulteriormente……ma mi sento di dover riportare la mia esperienza a chi, come me, crede e si batte perché la Pedagogia sia messa a disposizioni dei fruitori che ne hanno diritto!

    Spero vogliate continuare a leggere………

    Uscita dall’esperienza comunale, purtroppo ho cominciato a girovagare senza sosta per il mondo delle cooperative “del NORDE”. E’ qui che si spiega e si riscontro l’abuso della parola EDUCATORE…….qui son tutti educatori……altro che titolo in medicina….altro che corso professionale…..tutti sono educatori….qui si fa l’educatore per mantenersi agli studi di ingegneria (ne ho esperienza diretta…non riporto nomi per garantire la privacy)….qui è una vergogna….peggio di quella siciliana in cui non è stata posta attenzione per il mio titolo.

    Sapete cosa faccio al momento?……

    Ho conseguito gli attestati di L.I.S. e lavoro per una cooperativa (guadagno 400 € al mese, se mi va bene!). Oltre ad una collega che si è laureata l’anno scorso alla triennale di Scienze dell’Educazione, credo di essere l’unica (o quasi) ad avere il titolo di EDUCATORE (V.O). Ebbene, avendo il titolo ho preteso di essere assunta come educatore professionale D2……alla pari di tutti gli altri assistenti alla comunicazione (diplomati, psicologi, assistenti sociali, filosofi……)…..lo scandalo sapete dove sta????? Non esistendo un albo degli assistenti alla comunicazione, non essendo ancora quest’ultima figura professionale riconosciuta, e non avendo dunque una tipologia contrattuale che li inquadri………tutti i mie colleghi …….NON EDUCATORI…..sono assunti come EDUCATORI D2……e addirittura avendo maggiore esperienza il LIS rispetto a me, a differenza mia, non hanno dovuto far alcuna lotta o richiesta particolare per avere il D2.

    Concludo dicendo che mi trovo nella terra degli “EDUCATORI”…..ma le mie competenze professionali le ho acquisite nella mia SICILIA, terra in cui mi piacerebbe riportarle presto!….

    Grazie per l’attenzione e scusate se le ho rubato “forse” troppo tempo!

    Consentitemi almeno in questo caso di firmarmi col mio titolo visto che nessuno lo considera mai!

    Dott.ssa Pedagogista …………………………

  8. Daniela

    mar 03. 2012

    Ho lavorato in una comunità alloggio minori dai 0 ai 18 anni, eravamo 7 dipendenti e solo io ero qualificata. Due mie colleghe erano psicologhe e gli altri erano solo diplomati, periti industriali e comerciali, diploma magistrale e diplomi in licei….
    Inoltre lavoro da diverso tempo in questo settore e mi è capitato di conoscere laureati in lettere e altre facoltà umanistiche che si lavorano nelle educative scolastiche specialistiche o semplicemente delle persone diplomate che seguono divrse L.162

  9. patrizia

    mar 03. 2012

    M. Rita, se vedevi delle cose mostruose dovevi andare alla forza pubblica…L’articolo è bellissimo e molto completo e anche con ,molti spunti. Interessante sarebbe l’approfondimento ad esempio dell’operato dell’educatore nei reparti di pediatria o di preparazione al parto. In merito a questo mi piacerebbe avere informazioni

  10. Vania

    mar 04. 2012

    La mia esperienza è fiorentina, e negli anni ho capito che in realtà è sicuramente non locale bensì italiana: l’educazione è il lavoro meno considerato utile da tutti.
    E ciò lo grido forte da anni, anche ai colleghi. L’educatore quando ho iniziato io, 20anni fa, già era una categoria ufficiale al “nero”. Era un sommerso legalizzato di persone tanto volenterose, quanto spesso impreparate. Negli anni una laurea e due master, mi hanno portata a importanti e realistiche riflessioni: La nostra società italia ha voluto diventicare che l’educazione è alla base della costruzione del futuro. Educatore è colui che ha in mano la Nazione. E’ colui che rende forti le persone nella propria specificità.
    Da Pedagogista Clinico mi sento ancora più di dire, che è un atto delinquente che lo stato permetta che un CCNL equipari lo stipendi del “formatore di futuro” con quello di badanti e altro, e contemporaneamente permetta a tutti senza adeguati controlli di compiere questo lavoro delicato.
    Ultimamente io ho subito un caso di mobbing perchè ero troppo “brava” e costringevo gli altri a riflettere su l’organizzazione di un progetto pedagogico legato ai miei ragazzi. Questo non dovrebbe accadere, perchè i progetti dovrebbero essere alla base di tutto, e non la navigazione a vista tanto amata dai miei capi.

  11. formichina

    mar 04. 2012

    Ciao,
    sono una pedagogista di 35 anni (convinta della differenza di ruolo con l’educatore) e faccio l’educatrice; sono visceralmente amante della mia terra e cosciente e consapevole che le mie energie e la mia professionalità dovrei spenderli nella mia terra, che ne ha tanto bisogno, MA lavoro fuori.
    La premessa non è quanto mai entusiamante, mi rendo conto.
    Penso che riuscirò a tornare nella mia terra per realizzare il mio sogno di fare lì la pedagogista, mi auguro solo di non essere troppo disillusa e stanca a quel punto.
    Lavoro per una coop privata con un contratto che solo nei prossimi giorni potrò capire se si commuterà a t.i.; non dovrei lamentarmi vista la situazione generale- come dire: ho un lavoro inerente alla mia laurea e uno stipendio.
    Ciò che mi permette di lamentarmi è che:
    -abito (non uso il termine vivo perchè non si vive pensando sempre di tornare nella terra che hai lasciato) e lavoro a 1400 KM di distanza dalla mia terra;
    -lavoro sicuramente con gente competente, ma tra loro ci sono anche laureati in ingegneria (e quando senti queste cose pensi: cosa devo guardare la professionalità acquisita e la passione o il fatto che al suo posto potrebbe stare un laureato in sc. dell’educazione?? a voi la risposta);
    -mettiamo anche l’ipotesi che questo contratto sia a t.i. ma con € 990,00 (perchè ancora non arrivo nemmeno a € 1000,00 pur lavorando 30 ore a settimana e con orari che non mi permettono nemmeno di andare in palestra perchè arrivo alle 18,30 o 19,00 stanca, distrutta) come posso progettare la mia vita, starò sempre a condividere una stanza in una casa con altre persone senza poter pensare di averne una mia?
    Come se non bastasse, sto studiando per prendere un diploma serale in dirigente di comunità così da poter avere un titolo inferiore alla laurea più spendibile della maturità classica, a causa della quale non ho potuto partecipare a dei concorsi rivolti all’infanzia.
    Ho -ANCORA- un sogno: aprire una struttura mia a Palermo che faccia educazione tout court, pensate si possa fare?

  12. Rosalia

    mar 04. 2012

    La mia esperienza di lavoro in comunità per disagio psichico in Sicilia:

    Organigramma

    Coordinatore/ Responsabile: diploma tecnico

    4 Operatori sociali: parrucchiere, diploma di dirigente di comunità, psicologo, pedagogista

    2 Operatori ausiliari

    Tipologia di utenza: psichiatrici gravi provenienti dagli ex O.P.

    Turni di lavoro: h 24

    Presenze in turno: son cambiate le disposizioni con l’aggravarsi delle indisponibilità economiche.

    - Mattino: coordinatore, operatore, ausiliario
    - Pomeriggio: operatore, ausiliario
    - Notte: operatore

    Poi:

    - Mattino: coordinatore e ausiliario o coordinatore e operatore
    - Pomeriggio: ausiliario
    - Notte: operatore

    In seguito:

    - Mattino: coordinatore
    - Pomeriggio: ausiliario
    - Notte: operatore

    Stipendi: arretrati di 10 mesi o più!

    Ho avuto la fortuna comunque di lavorare con un coordinatore molto attento e disponibile che mi ha fornito la possibilità di sperimentarmi professionalmente, proporre, mettere in atto e crescere.
    I colleghi a volte, malvolentieri, mi seguivano, altre volte mi dicevano: Rosalì, ma perché non dormi la notte invece di inventartene sempre una nuova, spostare quadri, appendere fotografie e scrivere relazioni?

    Io ero ancora molto giovane professionalmente, con tanto entusiasmo e voglia di fare, nessuno mi avrebbe fermata! Dicevo a me stessa che quello che non mi davano in termini economici io me lo sarei presa in esperienza e professionalità.

    Ho lavorato seconda questa logica per un paio di anni; pian piano la situazione economica e di conseguenza quella professionale sono peggiorate sempre più al punto da esser costretta a dover cercare un secondo lavoro (in nero, ovviamente!) per avere qualche spicciolo in tasca!

    Facevo le notti in comunità; terminavo il mio turno di 12 h alle 8.00 ed alle 9.00 ero già pronta in veste da segretaria a svolgere il mio secondo lavoro presso tribunale e studio legale!

    Ho imparato tanto dal mio lavoro in comunità, ringrazio i colleghi per avermi dato ampia disponibilità nel mettere in atto i miei progetti; però, mi sentivo tanto sola! Solissima!

    Il pedagogista e l’educatore lavorano in equipe, ciò significa che avendo una formazione comune e stabiliti gli obiettivi dei progetti, concorrono tutti a lavorare nella medesima direzione, puntando agli obiettivi comuni, discussi e valutati!
    Lavorare per gli stessi obiettivi non significa fare i burattini, non significa spersonalizzarsi e far tutti la stessa cosa, significa puntare agli stessi fini raggiungibili con strategie differenti, asseconda del carisma e della personalità dell’educatore che conduce il turno. Ritengo che le singole e differenti personalità degli educatori siano tutte preziose per i fruitori del servizio pedagogico fornito, proprio perché son modelli delle personalità differenti che tutti noi, tutti i giorni, incontriamo sul nostro cammino.

    L’utenza con cui il pedagogista o l’educatore si trova a lavorare, per sua natura, non è semplice, ha bisogno di cure e attenzioni costanti.

    Si, la costanza in questo lavoro è indispensabile!

    Io mi son trovata da sola a dover intrattenere 9 utenti psichiatrici in attività pensate da me, gestite da me e documentate da me; da sola!

    Credo inoltre che uno strumento fondamentale per questo lavoro sia la documentazione; sia per lasciare traccia del percorso seguito dall’utenza, sia come mezzo di comunicazione alternativo per l’utenza stessa.

    Ho sperimentato che può essere più proficuo comunicare attraverso delle foto, pensate e sistemate in dei quadri ad hoc, piuttosto che dire, ridire e ripetere la stesa cosa fino ad assillare l’utenza su ciò che noi vogliamo per loro.

    Costanza si, ma costrizione per nessuno! I miei poveri “pargoletti”, come li chiamo io, hanno già vissuto sin troppe costrizioni!

    Vogliamo parlare dei turni notturni condotti da sola?
    Si pensa che in un servizio di questo tipo, la presenza dell’operatore serva ad intervenire in caso di necessità, di crisi!

    Ebbene, mi è capitato di gestire da sola queste situazioni, non potendo chiamare nemmeno l’ambulanza per mancanza del secondo operatore. Non avrei potuto contemporaneamente fare l’accompagnatrice in ambulanza e l’operatore presente in comunità a disposizione degli altri 8 utenti!

    Sono un po’ delusa di quanto appreso sulla condizione attuale di quel pedagogista di cui, tanto bene, si parlava nella guida universitaria che mi ha accompagnata a scegliere questo corso di formazione.

    Sono delusa si, ma non mi arrendo! Sono ancora tanto giovane ed ho tanta voglia di trovare quel posticino che mi consentirà finalmente di fare il PEDAGOGISTA.

    Dott.ssa Pedagogista……………………………………..

  13. adelaide

    mar 04. 2012

    Ho finito adesso di leggere i vostri commenti e vi RINGRAZIO! Mi spiace solo che le vostre esperienze non siano positive. Purtroppo specialmente nei privati la situazione non è delle migliori. La cosa certa è che sicuramente non si può stare a guardare ma anzi al contrario è bene muoversi e “denunciare”, specialmente nelle strutture private, quello che succede. Sappiate che l’educatore non può e non deve dare farmaci, ma di sovente nelle comunità e case famiglia, l’educatore è costretto anche a fare questo, passando possibili guai. L’educatore è costretto a fare di tutto, in alcuni casi pur di non essere licenziato, viene “costretto” a fare l’autista utilizzando anche la propria auto e benzina, a fare il cuoco, a pulire… non è raro trovare educatori in “burnout”! MA COME TUTTI SAPPIAMO IL RUOLO DELL’EDUCATORE PROFESSIONALE è ben ALTRO! Si dovrebbe occupare di attività educative e formative. Particolarmente nelle case famiglie (non in tutte) gli educatori laureati invece di essere pagati come educatori professionali 6 livello, vengono pagati come degli educatori senza alcun titolo, per risparmiare. Ma cosa ancora più grave, in diverse strutture vengono assunti amici e parenti senza alcun titolo!!!!! Ciò crea molti disagi non solo per gli utenti ma per tutti i laureati che hanno speso soldi e fatica per laurearsi. CHI ASSUME PERSONALE NON QUALIFICATO a mio avviso è un “LADRO”…di SOGNI, di SPERANZE, di FUTURO, di VITA e di SALUTE! Per quando riguarda il c.c.n.l., rispondo alla Pedagogista Vania, che il Pedagogista dovrebbe percepire uno stipendio “8-9 livello o E2″ superiore all’assistente sociale e al logopedista (ed in effetti lo riceve nel pubblico), l’educatore (triennale) invece 6 livello o d2. Lo stipendio di un Pedagogista per legge dovrebbe essere uguale a quello di uno psicologo, sociologo etc. Per quanto riguarda la preparazione al parto se ne occupano o meglio se ne dovrebbero occupare i Pedagogisti. Vi lascio il link del c.c.n.l. per verificare voi stessi. http://www.mc2elearning.com/html/ccnl-cooperative-sociali.html…AUGURO A TUTTI DI NON PERDERE MAI LA SPERANZA E DI ESSERE OGNUNO PROMOTORE DEL PROPRIO CAMBIAMENTO!!

  14. ADELAIDE

    mar 04. 2012

    Ho finito adesso di leggere i vostri commenti e vi RINGRAZIO! Mi spiace solo che le vostre esperienze non siano positive. Purtroppo specialmente nei privati la situazione non è delle migliori. La cosa certa è che sicuramente non si può stare a guardare ma anzi al contrario è bene muoversi e “denunciare”, specialmente nelle strutture private, quello che succede. Sappiate che l’educatore non può e non deve dare farmaci, ma di sovente nelle comunità e case famiglia, l’educatore è costretto anche a fare questo, passando possibili guai. L’educatore è costretto a fare di tutto, in alcuni casi pur di non essere licenziato, viene “costretto” a fare l’autista utilizzando anche la propria auto e benzina, a fare il cuoco, a pulire… non è raro trovare educatori in “burnout”! MA COME TUTTI SAPPIAMO IL RUOLO DELL’EDUCATORE PROFESSIONALE è ben ALTRO! Si dovrebbe occupare di attività educative e formative. Particolarmente nelle case famiglie (non in tutte) gli educatori laureati invece di essere pagati come educatori professionali 6 livello, vengono pagati come degli educatori senza alcun titolo, per risparmiare. Ma cosa ancora più grave, in diverse strutture vengono assunti amici e parenti senza alcun titolo!!!!! Ciò crea molti disagi non solo per gli utenti ma per tutti i laureati che hanno speso soldi e fatica per laurearsi. CHI ASSUME PERSONALE NON QUALIFICATO a mio avviso è un “LADRO”…di SOGNI, di SPERANZE, di FUTURO, di VITA e di SALUTE! Per quando riguarda il c.c.n.l., rispondo alla Pedagogista Vania, che il Pedagogista dovrebbe percepire uno stipendio “8-9 livello o E2″ superiore all’assistente sociale e al logopedista (ed in effetti lo riceve nel pubblico), l’educatore (triennale) invece 6 livello o d2. Lo stipendio di un Pedagogista per legge dovrebbe essere uguale a quello di uno psicologo, sociologo etc. Per quanto riguarda la preparazione al parto se ne occupano o meglio se ne dovrebbero occupare i Pedagogisti. Vi lascio il link del c.c.n.l. per verificare voi stessi. http://www.mc2elearning.com/html/ccnl-cooperative-sociali.html…AUGURO A TUTTI DI NON PERDERE MAI LA SPERANZA E DI ESSERE OGNUNO PROMOTORE DEL PROPRIO CAMBIAMENTO!

  15. Giuliana

    ago 09. 2012

    Come enti pubblici nei quali può lavorare il Pedagogista, quali intendete?

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