Il caffè letterario di Scampia

Promuovere l’idea che la cultura è la base su cui costruire il proprio futuro, fatto di scelte di vita autonome, libere, pulite, autentiche. Questo è l’intento di chi opera per un cambiamento, strutturale, reale. Un cambiamento che non passa solo attraverso l’edilizia, ma è fatto soprattutto di opportunità.

Promuovere cultura non è cosa da poco, né cosa semplice, richiede passione, costanza, fiducia, come ci racconta il professor Franco Maiello che, da anni, cura il caffè letterario si Scampia.

Prof. Maiello da anni cura a Scampia il “Caffè letterario”. Ci parli di questa iniziativa, come nasce, a chi è rivolta, cosa si propone?

Nel dicembre 2000, nella rubrica “Accade a Scampia” di Fuga di Notizie (mensile del quartiere Scampia) pubblicai un articolo dal titolo: “Dare un’anima a Scampia”. Consideravo la quasi impossibilità di riunirsi, di incontrarsi, vista la assoluta mancanza di luoghi di aggregazione. C’era stata una recente polemica sulle affermazioni di mezzi di informazione che ritenevano esserci, a Scampia, non più di dieci laureati. Ne avevo contati 16 solo nel mio fabbricato (34 famiglie). Ma, affermavo  nel mio articolo: la cultura non c’entra con i titoli di studio. L’aggiornamento e il miglioramento della conoscenza è utile per tutti i livelli di partenza, quindi proponevo, con interventi a costo zero, Centri di lettura, Centri di ascolto musicale, concorsi fotografici o di arte figurativa, visite guidate e così via.  Sui Centri di lettura ritenevo, e ritengo, che la letteratura, quella buona, offra infinite possibilità di scelta e la descrizione di luoghi, fatti o personaggi, specie se letta “ad alta voce” , assume le caratteristiche di un affresco o di una incredibile musicalità. Dopo circa quattro anni, su richiesta di collaborazione ad una iniziativa di Università popolare, partirono i primi incontri con il libro “Bandiere di Pace” di Alex Zanotelli e Giulietto Chiesa. Seguirono “Il resto di niente” di Enzo Striano, “Di questa vita menzognera” di Giuseppe Montesano , e così via…

Il caffè letterario è ormai un piacevole appuntamento per molte persone di Scampia. Ci racconti come le persone si sono avvicinate all’iniziativa,  in che modo vi prendono parte, e dove vi incontrate.

Intanto dirò del luogo in cui si svolgono questi incontri. Avendo dato all’iniziativa  il logo di “Caffè letterario”, iniziai al bar ” le terrazze” al Centro Polifunzionale. C’erano però molte difficoltà per l’orario. Altri bar, nella zona, non esistevano e, in ogni caso, l’atmosfera non appariva favorevole (immaginavo forse i bar del centro di Vienna o di Praga?). L’inaugurazione della “Piazza telematica” fu l’occasione per chiederne l’utilizzo. Per tre incontri fu possibile; al quarto ci chiesero un contributo (per ogni incontro) di 200 euro. Rinunciammo. In fondo non abbiamo finanziamenti e la partecipazione è assolutamente gratuita.  Fummo ospitati dal GRIDAS. Nel frattempo anche Lello Serao ci aveva offerto ospitalità al Teatro  Area Nord. A gennaio 2006, col nostro “Caffè”, inaugurammo le attività culturali del Centro Alberto Hurtado, dove tuttora si svolgono  in gran parte gli incontri. Tornando alla domanda, sulla partecipazione, devo dire che, nel tempo, un’ alta percentuale dei primi partecipanti ha continuato a frequentare gli incontri, tanto che, con i continui “nuovi arrivi”, oggi la nostra platea è sempre formata da non meno di 70-80 persone, con punte di 100. Il gruppo è diventato come una grande famiglia che dopo aver ascoltato letture, musiche  e relazioni…prende il caffè e… commenta la serata. Le musiche sono eseguite, per lo più, da giovanissimi pianisti di Scampia.

Ci può tracciare un breve profilo dei relatori che animano il caffè letterario? Sono intelligenze del luogo?

I relatori sono in funzione del testo. Per i contemporanei è quasi sempre l’autore. Per i testi classici, dove spesso l’autore non c’è più, chiedo la collaborazione di amici esperti nella materia di cui tratta il libro. Appuntamenti “annuali” sono quelli che trattano problemi psicologici e l’esperta è sempre stata la dottoressa Elena De Rosa, del Centro di salute mentale di Scampia. Negli ultimi tempi hanno dato anche il loro ottimo contributo due giovanissime psicologhe: Sara Di Somma e Maria Cristina Squitieri. Il commento ai libri interessanti il mondo musicale è stato finora del Maestro Antonio Mazzitelli. Per la relazione al difficile-bellissimo libro di Henry Roth “Chiamalo sonno” fu oltremodo gradita la partecipazione del professore di letteratura americana presso l’Orientale di Napoli, Gordon Pool. I libri di autori come Adriana Zarri, Vito Mancuso, Ernesto Balducci e Giovanni Papini, sono stati commentati dal professor Lorenzo Tommaselli.

Per questa annualità che taglio ha dato alla programmazione? Quali le novità rispetto agli altri anni?

L’esperienza conta sempre qualcosa. Al settimo anno posso dire che gli incontri, pur restando ancorati all’iniziale “formato”, hanno subito un costante miglioramento. La programmazione annuale: ci provo, ma salta sempre. Cerco di conciliare la disponibilità degli ospiti, l’uscita di nuovi, interessanti libri, con testi non recenti che desidero proporre .I “classici”, insomma, non devono mai mancare. La novità di quest’anno  è la seguente:  il professor Sossio Giametta, filosofo tra i maggiori nel campo europeo, che è già stato nostro ospite  con un libro di racconti e due suoi testi filosofici, sarà presente per la quarta volta ai nostri incontri con la “lettura” dell’ultima sua traduzione dello Zarathustra nicciano. L’incontro su espresso desiderio del professor Giametta sarà una “performance” a due con la giovane filosofa Simona Del Vecchio.

Quali le idee per il futuro? Come intende continuare a far crescere questa già ricca esperienza culturale?

Per il futuro? Ci penseranno i giovani di Scampia: Antonio, Sara, Simona, Cristina ed altri ancora che da qualche anno collaborano e ancora di più, ne sono certo, lo faranno nei prossimi anni, perché vedo che anch’essi credono nell’utilità culturale, e sociale, del progetto.

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