Come aprire la partita IVA agevolata

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Come aprire la partita IVA agevolata, iter da seguire, costi partita IVA e vantaggi di chi opta per il regime fiscale forfetario

Partita IVA agevolata, cos’è e come funziona

Prima di rispondere al quesito è bene specificare cos’è una partita IVA. La partita IVA non è altro che un insieme di 11 numeri  che servono ad identificarne i titolari (società o persone fisiche). Tutti i lavoratori autonomi (dunque le persone fisiche che offrono un servizio o un bene in maniera autonoma, senza essere vincolati da un rapporto di lavoro subordinato) hanno l’obbligo di aprire una partita IVA.

Aprire partita IVA giovani

La partita IVA agevolata da accesso ad un regime fiscale più vantaggioso, forfetario, per questo la scelta prediletta di parecchie realtà imprenditoriali giovanili. Il regime forfetario, a partire dal 1° gennaio 2016 ha definitivamente sostituito il cosiddetto regime fiscale dei minimiChi aveva optato per il regime dei minimi durante il 2015 può continuare ad utilizzarlo fino alla sussistenza dei requisiti minimi e  fino al compimento di 35 anni d’età.

Regime forfetario e regime dei minimi: cosa cambia

Il regime fiscale dei minimi sotto alcuni aspetti era più restrittivo. Poteva infatti essere richiesto solo per 5 anni e solo fino ai 35 anni d’età del richiedente. Il regime forfetario invece non  ha limiti temporali, decade solo quando vengono a mancare i requisiti minimi stabiliti dalla legge.

Come aprire la partita IVA agevolata

Nuove attività

In presenza dei requisiti richiesti, coloro che intendono aprire la partita IVA agevolata devono compilare un apposito modulo per comunicare all’Agenzia delle Entrate l’inizio della propria attività (entro 30 giorni dalla data di avvio attività, pena sanzione minima di 516 euro).

Nota bene: la domanda per aprire la partita IVA agevolata può essere retrodatata di 30 giorni precisi, non un mese. I giorni vanno calcolati in maniera precisa per evitare sanzioni.

Considerando che l’IVA agevolata (o forfetaria) consente l’accesso ad un regime naturale, la comunicazione è richiesta solo per motivi anagrafici (non ha un valore opzionale). La notifica deve avvenire tramite un apposito modulo (modello AA9/12). All’interno del modulo va indicato il tipo di regime fiscale scelto (ordinario o agevolato/forfetario). Se richiedete la consulenza di un professionista sarà lui ad occuparsi di tutto l’iter, ma ricordate che generalmente questa pratica non è gratuita, anzi in base al tariffario adottato,  può raggiungere anche cifre abbastanza importanti.

Nel caso in cui non vi rivolgiate ad un commercialista, potete comunque provvedere in prima persona all’invio della richiesta.

In questo caso, la domanda per aprire la partita IVA agevolata può essere inoltrata:

  • In duplice copia, recandosi fisicamente presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate.
  • Inviandola telematicamente, dopo aver richiesto l’autorizzazione alla trasmissione all’Agenzia (procedura più lunga angusta).
  • Tramite raccomandata (allegando anche copia di valido documento d’identità). In questo caso è necessario indicare il proprio indirizzo mail. In alternativa basterà allegare una busta vuota, già affrancata, per farsi spedire il certificato contenente il numero di partita IVA.

Insomma, a meno che non vi rivolgiate ad un commercialista, la procedura più semplice, rapida ed economica per aprire una partita IVA agevolata, è quella di inviare la domanda recandosi direttamente presso gli uffici adibiti dell’Agenzia delle Entrate.

Chi, nella comunicazione, non specifica la propria volontà di applicare il regime forfetario agevolato, pur rischiando una sanzione amministrativa (che può arrivare anche a 2.000 euro), potrà comunque ottenere l’IVA agevolata, inoltrando un’ulteriore notifica all’Agenzia delle Entrate.

L’effettiva adesione al regime forfettario agevolato avviene in sede di dichiarazione dei redditi. (Solo in quel momento infatti saranno visibili i reali ricavati e quindi sarà possibile aderire al regime fiscale senza impedimenti).

Attività già avviate

Chi svolge già un’attività d’impresa, arte o professione, può accedere al regime agevolato senza dover necessariamente effettuare comunicazioni all’Agenzia delle Entrate.  Ogni anno però, i contribuenti già in attività, che intendono adottare un regime contributivo agevolato, devono inoltrare all’INPS una specifica comunicazione. In tal modo l’INPS conoscerà le preferenze del lavoratore. (La notifica deve essere inviata sfruttando uno dei canali telematici messi a disposizione dall’istituto).

Partita IVA agevolata: requisiti

Non tutti possono richiedere la partita IVA agevolata.  In primis è bene ricordare che possono aderire al regime forfetario 2017 solo le persone fisiche, che svolgono una libera professione (di conseguenza sono escluse le società).

Regime forfetario: condizioni

Proprio come per la partita IVA agevolata 2016, per poter aprire la partita IVA agevolata 2017, e quindi accedere ad un regime forfetario, devono essere presenti determinate condizioni:

  • Per quanto riguarda le entrate, ovvero i compensi registrati, questi non possono superare i limiti indicati dalla Legge di Bilancio. Ogni categoria imprenditoriale ha dei limiti, che variano in base al cosiddetto codice ATECO di riferimento.
  • Per i collaboratori le spese massime sostenute non devono essere superiori a 5.000 euro complessivi.
  • Per l’acquisto e l’ammortamento dei beni strumentali invece i costi non devono superare i 20.000 euro lordi.

Codice ATECO: cos’è e a cosa serve

Il codice ATECO, o codice per la classificazione per le attività economiche, è uno strumento che indica la categoria alla quale appartiene l’attività che s’intende svolgere. Ad ogni specifica attività corrisponde una serie di numeri. Dalla scelta del codice ATECO e dunque dal tipo di attività, è possibile accedere a determinati regimi fiscali. Il codice è pubblicato dall’ ISTAT, potete consultare i codici ATECO aggionati scaricando la tabella ATECO 2007.

Iva agevolata 2017, a chi non spetta

Non è possibile sfruttare il regime forfettario in presenza delle seguenti condizioni:

  • Il richiedente risiede all’Estero e il 75% del reddito aziendale proviene da attività svolte al di fuori del territorio nazionale.
  • L’attività già sta godendo di regimi speciali IVA.
  • Il contribuente partecipa a società di persone e associazioni professionali o società a responsabilità limitata.
  • Non devono essere stati percepiti, nel corso dell’anno precedente, redditi di lavoro dipendente (o assimilati) superiori a 30.000 euro (fatta eccezione nei casi di cessazione del rapporto di lavoro).

Partita IVA: costi

Per aprire una partita IVA non occorre denaro, si avete capito bene, l’operazione è totalmente gratuita!  È bene sottolineare però che vi sono dei costi di mantenimento (a volte anche abbastanza salati). In base alla tipologia del regime adottato (di contabilità ordinaria o forfetaria) variano anche i costi della partita IVA.

Partita iva ordinaria, costi

I contribuenti che ancora non lo hanno fatto, devono iscrivere la propria ditta alla Camera di Commercio, il costo è di circa 100 euro all’anno. A questi vanno aggiunte anche le spese per il commercialista di circa 1.000 euro l’anno + i contributi INPS.  In più vanno versate anche imposte quali IRPEF E IRAP, che variano in base al reddito.

Partita IVA agevolata, costi

Attraverso il regime forfetario agevolato, le varie addizionali regionali comunali e IRAP, vengono sostituite da un’imposta sostitutiva. La tassazione, in presenza dei requisiti, risulta agevolata al 5% (regime agevolato startup) per i primi 5 anni di attività. Per gli anni successivi (quindi a partire dal 6° anno) la tassazione sale fino al 15%. I contributi INPS saranno invece del 27% sul reddito d’impresa.

Partita IVA agevolata: vantaggi

Ecco un elenco contenente i principali vantaggi che derivano dall’adozione di un regime forfetario agevolato.

  • Non è necessario tenere scritture contabili (ne ai fini iva ne reddituali).  Vanno conservate e ordinate solo le fatture ed  corrispettivi.
  • Esonero da versamenti periodici iva, dalla dichiarazione annuale e dagli adempimenti fiscali periodici come intra e blacklist.
  • Esclusione da IRAP e da studi di settore.
  • Ritenuta alla fonte a titolo d’acconto non necessaria.
  • Non assunzione di qualifica di sostituto d’imposta.

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