Cessione del quinto dello stipendio

cessione del quinto stipendio

 

Cessione del quinto dello stipendio: cos’è, quali sono i documenti necessari, quali garanzie presentare, tfr in busta paga, massimo erogabile e durata del prestito.

Che cos’è la cessione del quinto dello stipendio

Cosi vi abbiamo già esposto nella guida dedicata alla cessione del quinto della pensione, la cessione del quinto dello stipendio è una particolare tipologia di finanziamento agevolato destinata ai cittadini italiani e che, nello specifico, può essere richiesta dai lavoratori.

Chi può richiedere la cessione del quinto dello stipendio?

Possono richiedere la cessione del quinto sullo stipendio:

  • I dipendenti pubblici (a tempo determinato e indeterminato)
  • I dipendenti privati (a tempo determinato e indeterminato);
  •  lavoratori atipici (vincolati da contratto a progetto).

Come richiedere la cessione del quinto

La cessione del quinto va richiesta presso un Istituto bancario o finanziario.

Presentando la relativa documentazione vi saranno fornite quelle che sono le condizioni del prestito.

In base a queste potrete effettuare le vostre valutazioni ed optare per il prestito più conveniente.

Cessione del quinto: documenti necessari

I documenti necessari per richiedere la cessione del quinto sullo stipendio sono:
– Valido documento d’identità;
– Codice fiscale;
– Almeno le ultime due buste paga;
– Certificato di stipendio (da richiedere al proprio datore di lavoro);
– CUD aggiornato.

In base alle specifiche condizioni lavorative del cliente, la banca può riservarsi il diritto di richiedere ulteriori documentazioni da produrre.

Cessione del quinto dello stipendio: quali garanzie si devono presentare?

La natura stessa della cessione del quinto dello stipendio è basata sulla presenza di una busta paga.

L’unica garanzia da presentare è dunque rappresentata dallo stipendio.
Tuttavia proprio a causa della natura di questa tipologia di prestito, il richiedente è obbligato, per legge, a stipulare una copertura assicurativa garantire l’estinzione del debito anche in caso di premorienza (decesso) o in caso di perdita del lavoro.
Oltre alla busta paga assume notevole importanza per la concessione (e l’eventuale importo) del prestito anche il TFR (Trattamento di fine rapporto)maturato dal dipendente.

Il TFR rappresenta una sorta di garanzia per l’Istituto Finanziario che concede il prestito poiché, in caso di perdita del l’impiego, sarà proprio con la liquidità del TFR che il datore di lavoro potrebbe saldare il prestito.

Con la cessione del quinto dello stipendio è possibile richiedere il TFR in busta paga?

Come anticipato, il TFR funge da garanzia per l’Istituto bancario che, in caso di mancato pagamento della rata, può attingere da questo fondo.

Dunque, per tutta la durata del prestito, il TFR è vincolato alla cessione del quinto sullo stipendio e non è possibile richiederlo in busta paga.
Il datore di lavoro, per l’intera durata del contratto, ha l’obbligo di non concedere al dipendente anticipi del TFR in busta paga, anche qualora il lavoratore dovesse farne richiesta.

Calcolo della cessione del quinto dello stipendio

Così come per il calcolo della cessione del quinto della pensione, anche questo tipo di finanziamento prevede un calcolo del massimo importo ottenibile partendo dalla rata, che a sua volta è calcolato considerando la cifra massima pari a un quinto dello stipendio.

 Cessione del quinto: massimo erogabile e durata del prestito

Importo massimo

Il calcolo dell’importo massimo ottenibile sfruttando la cessione del quinto si ottiene partendo dalla singola rata da versare ogni mese. Tale cifra è direttamente proporzionale allo stipendio del lavoratore poiché, l’importo stesso della rata, non potrà superare un quinto del corrispettivo economico in busta paga. Ulteriori fattori che condizionano la somma del prestito sono:

  • età,
  • anzianità lavorativa,
  • TFR maturato.

Durata massima

Generalmente è possibile ottenere un prestito estinguibile in ben 120 mesi, cioè 10anni.
Cosi come per l’importo massimo anche la durata del contratto può subire variazione in base all’ammontare del TFR, all’anzianità lavorativa, all’età e in relazione alla tipologia di contratto di lavoro (e dunque rispetto allo stipendio).

Dopo quanto si può rinnovare la cessione del quinto

A disciplinare il rinnovo della cessione del quinto è l’articolo 39 della legge 180 del 1950.
In base a quanto stabilito dalla legge il rinnovo della cessione del quinto è possibile solo:
– dopo un anno dall’estinzione del debito ( in caso di estinzione anticipata);
– dopo quattro anni dall’estinzione del debito (per i prestiti di 10 anni);
– dopo due anni dall’estinzione del debito (per i prestiti di 5 anni).

Cessione del quinto: cosa succede in caso di rata non pagata?

Come vi abbiamo anticipato è compito dell’azienda trattenere gli importi delle rate dalla bsta paga per versarli all’ Ente che ha concesso la cessione del quinto. Potrebbe però accadere che questo non avvenga, che l’azienda dimentichi, per cattiva gestione dell’amministrazione,di effettuare il versamento.

Rata non pagata: cosa fare in questo caso?

  • Se dalla busta paga si evince che gli importi della rata sono stati effettivamente trattenuti dall’azienda è buona norma informare l’Ente che ha elargito il prestito inviandogli la documentazione che attesti l’effettiva trattenuta da parte del datore di lavoro.
    In tal modo sarà chiaro che la mancanza è dell’azienda e non vostra. Successivamente sarà l’Ente finanziario a sollecitare il datore di lavoro in modo da normalizzare i pagamenti.
  • Se invece lo stipendio rimane intatto, e dunque non sono state effettuate le relative trattenute per il pagamento del prestito, è bene informare subito sia il datore di lavoro che la banca, e sollecitare affinché si riprenda il normale corso dei pagamenti.

La tempestiva comunicazione (sia con la banca che con l’azienda) è importantissima poiché in caso di dimenticanza dell’azienda, non sarà possibile utilizzare la polizza assicurativa che interviene solo in caso di decesso o licenziamento del richiedente.

Cessione del quinto e fallimento dell’azienda

In caso di fallimento dell’azienda, le rate del prestito verranno pagate dal datore di lavoro utilizzando i fondi del TFR. Inoltre, nel momento in cui questi non dovesse essere sufficiente, sarà la polizza assicurativa obbligatoria ad occuparsi del saldo del debito.

Cessione del quinto e licenziamento del dipendente

Anche in questo caso si farà affidamento agli importi maturati dal lavoratore o in alternativa alla polizza assicurativa.
Tuttavia, in caso di licenziamento per giusta causa, la compagnia assicurativa può decidere di non saldare il debito. In questo caso il credito dovuto alla banca viene messo in sofferenza, ovvero rientra nei crediti la cui riscossione risulta incerta, vi è uno stato d’insolvenza da parte del debitore. Per questo motivo vi consigliamo di leggere attentamente e in maniera critica anche le condizioni dell’assicurazione.

Estinzione anticipata e penale sulla cessione del quinto dello stipendio

Per effettuare la richiesta del conto estintivo vi basterà redigere una richiesta scritta nella quale indicare:
– estremità del titolare del prestito (nome cognome residenza luogo di nascita etc);
-estremi del prestito (durata, importo, numero del contratto etc.).

Prima di procedere con la concessione dell’estinzione anticipata del prestito, l’Istituto bancario produrrà un documento: il conteggio estintivo. Questo indica l’importo del capitale residuo dovuto (ovvero della somma di tutto il denaro dovuto alla banca) che sarà a versato in un’unica soluzione.

Importante: oltre al capitale residuo dovuto il cittadino dovrà versare alla banca anche una penale di estinzione, che non può superare l’1% rispetto alla quota del capitale dovuto.
Tutti i costi sostenuti per le spese di istruttoria e per il pagamento dell’imposta di bollo, verranno persi.

Saranno invece recuperati gli importi delle spese di commissione bancaria.

Per quanto riguarda la quota dell’assicurazione obbligatoria, questa verrà rimborsata solo prendendo in considerazione gli importi del premio non goduto.
Nel momento in cui il cliente versa l’intera somma dovuta all’Istituto Bancario, questi si occuperà della redazione di una lettera liberatoria nella quale si attesta l’avvenuto pagamento del capitale dovuto.In tal modo la banca effettua una dichiarazione attraverso la quale svincola il cliente da qualsiasi debito.

Tale lettera sarà inviata all’azienda del debitore in modo da sospendere le trattenute sullo stipendio per coprire le rate del debito.

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