Una bugia tira l’altra: così il cervello si abitua a mentire sempre di più

cartoon-kids_boy_liar_with_arms-620x350

È proprio vero il detto “una bugia tira l’altra” a dimostrarlo è stata una ricerca scientifica apparsa recentemente sulla celebre rivista Nature Neuroscience, scopriamo di cosa si tratta e perché chi assume comportamenti disonesti potrebbe diventarne dipendente.

Sei abituato a dire tante bugie? Potresti diventarne dipendente

Non è solo una frase di fatto, chi dice tante bugie potrebbe davvero sviluppare una dipendenza. Secondo quanto emerso da questo studio condotto all’ University College di Londra i il cervello umano riesce ad adattarsi tranquillamente anche alle bugie, alla disonestà. Normalmente quando diciamo una bugia la mente ne risente, provocando un senso di disagio, di squilibrio interiore.

Verità o menzogna: questione di equilibri

In pratica, quando mentiamo, ciò che diciamo con la bocca non corrisponde a ciò che pensiamo. Questo elemento provoca ambiguità e questa mancata corrispondenza, genera sconforto, malessere psichico. La ricerca inglese ha, per la prima volta, dimostrato che in realtà, se mentiamo spesso, il cervello inizia a non subire più le conseguenze legate alla menzogna, la mente si abitua alle bugie, diventa insensibile.

Più menti più mentirai

Cosa accade al nostro cervello quando mentiamo?

Quando la mente umana avverte un pericolo cerca di salvaguardarsi, di proteggersi. Come? evitando di ripetere azioni che in passato hanno provocato problemi. In teoria, se una persona dice una bugia poi è invasa dal senso di colpa, molto probabilmente, in futuro, eviterà di assumere atteggiamenti menzogneri.
Se invece si è abituati a dire tante bugie, il cervello si adatta, non avverte più il senso di malessere e sconforto post-bugia, e questo spingerà a ri-mentire, senza pensarci troppe volte. Di conseguenza sarà più facile diventare dipendenti dalle bugie.

Il cervello si adatta alla disonestà: la scoperta scientifica che lo dimostra

Come già accennato lo studio è stato condotto all’ University College of London, più precisamente presso il Dipartimento di psicologia del campus. Il campione utilizzato per la ricerca era abbastanza eterogeneo; comprendeva infatti 80 persone con un’età compresa trai 18 ed i 65 anni. L’esperimento era suddiviso in varie fasi. Lo scopo di ogni fase era quello di esaminare le reazioni del cervello umano di fronte a diverse condizioni.

L’esperimento: il cervello diventa insensibile di fronte alle menzogne

Ogni fase dello studio intendeva mettere in luce il comportamento della mente umana nel momento in cui questa si ritrova d’avanti situazioni differenti, che in modo diverso possano recare, al diretto interessato, dei vantaggi. Il campione è stato diviso in coppie. In ogni coppia una persona aveva il compito di stimare il valore di un barattolo in vetro contenente delle monete (estimatore); l’altra persona, (il suggeritore) doveva aiutarlo in questa stima suggerendo alcune informazioni.

  • Prima fase
    Nella prima fase (baseline) : ad entrambi i componenti delle coppie è stato detto che avrebbero avuto una ricompensa monetaria della stessa entità; più la stima delle monete era accurata più avrebbero guadagnato.
  • Seconda fase
    A partire dalla seconda fase (self-serving- other-harming) sono state comunicate versioni diverse a ciascun componente delle coppie. Ad uno dei due (l’estimatore) è stato detto che avrebbe guadagnato solo in caso di sovrastima, all’altro (suggeritore) solo se la stima fosse stata accurata.
  • Terza fase
    Nella terza fase (self-serving-other- serving) ad entrambi è stato comunicato che avrebbero guadagnato solo in caso di sovrastima del contenuto del barattolo.
  • Quarta fase
    La quarta e ultima fase invece (Self-harming–Other-serving) era molto simile alla seconda, solo che in questo caso l’estimatore avrebbe guadagnato in caso di stima accurata e precisa, mentre il suggeritore avrebbe ottenuto una ricompensa economica nel caso in cui avesse indicato un valore superiore a quello reale nel barattolo.

Risultati dell’esperimento

In primis è stato notato che le cavie erano più propense a mentire nel momento in cui grazie a quella menzogna era possibile trarne un vantaggio personale. Il fulcro della ricerca però non è stato questo. Durante l’esperimento infatti, un sotto-campione di 28 persone è stato sottoposto ad indagini di risonanza magnetica funzionale. Dalle rilevazioni effettuate è emerso che più i soggetti mentivano e più il cervello risultava insensibile. Inizialmente l’area del cervello correlata alle emozioni, (l’ amigdala) appariva particolarmente attiva, man mano che l’atteggiamento disonesto veniva mantenuto, quest’area era sempre meno attiva (dunque insensibile alle emozioni).

Cervello insensibile: cosa ci insegna questa scoperta?

Apparentemente la ricerca scientifica brevemente sintetizzata non ha portato grosse novità. Tuttavia, la scienza ha confermato che generalmente “Chi mente, tornerà a mentire“. Le persone tossiche, negative, i manipolatori, essendo abituate per propria natura ad assumere comportamenti disonesti, sono diventati insensibili alla cosa. Il loro cervello non risente per niente delle verità celate; è abituato, anche proprio a livello neurologico, a dire bugie senza grosse ripercussioni. Sono persone pericolose i bugiardi, da evitare, dalle quali sarebbe sempre meglio prendere le dovute distanze.

Leggi anche gli articoli di approfondimento di Giacinto.org dedicati a:
Come riconoscere un manipolatore
Pensiero tossico, come evitarlo per vivere liberi
Come evitare l’influenza delle persone negative?
Famiglia tossica e oppressiva. Quando il nemico è tra le mura di casa

Se questo articolo ti è piaciuto puoi seguire i nostri aggiornamenti, cliccando “mi piace” alla pagina facebook di Giacinto.org, impara ad amare te stesso e chi ti circonda!

I commenti sono chiusi.